BIO

AGATE ROLLINGS is an experimental electronic duo formed by ALESSANDRO SGARITO and STEFANO GALLONE.

The project was born in Rome in 2010 when these two personalities have come in contact, but the official start of every artistic work is the start of the year 2012 because of the first official record named Lost battle against failure.
The sound of Agate Rollings is so much dilated, sometimes without a definite rhythm and its purpose is to express through music an inner cold made of ice deserts soundscapes which are so far but so known because of the feelings perceived in composition, execution and recording sessions.
Studio and technology are two more important elements in the building of sound construction, but so much more space is left for improvisations in the same time of the human empathy between sound and state of mind looking for other places made of imagination.
The first record talks about the sense of loosing ourselves with the help of a musical simulation for a scent of a dying soul. This loss is about a “lost battle” against external forces such as the “failure” of an entire generation without a real guilt and with no more hopes. So the fight against the tragic sense of failure is more human than the human side that already exists in our soul.
Our common target is to bring back the music at her main (and forgotten) purpose: to be the voice of her creators, the soundtrack of an entire life.


AGATE ROLLINGS è un duo di musica elettronica sperimentale formato da ALESSANDRO SGARITO e STEFANO GALLONE.

Nato a Roma nel 2010, in netta concomitanza con una maggiore e più profonda conoscenza tra i due artefici, il progetto vede definitivamente la luce nei primi mesi del 2012 grazie al primo disco ufficiale dal titolo Lost battle against failure.
Il suono di Agate Rollings è estremamente dilatato, spesso aritmico, votato all’espressione sonica di un’interiorità glaciale fatta di costanti riferimenti a soundscapes per deserti di ghiaccio tanto lontani quanto familiari in ambito di sensazioni provate sia in sede di composizione che, soprattutto, di esecuzione e registrazione.
Concepito lo studio e il supporto tecnologico come fondamentale elemento aggiunto nella costruzione delle architetture sonore, una buona fetta di spazio è lasciata anche ad un concetto di improvvisazione strettamente legato ad una interminabile empatia tra suono e stato mentale in continuo divenire trasmigrante in territori immaginari altri da quello di appartenenza.
Il disco, seppur completamente privo di elementi verbali, affronta il tema (tutto interiore ed espresso con suoni che simulano e recitano il ruolo delle pulsioni d’animo vissute) della perdita, intesa sia in senso di battaglia contro cause di forza maggiore che, soprattutto, come stato dell’anima in seguito a “battaglie perse contro il fallimento” di un’intera generazione senza colpe né responsabilità, senza speranze se non quella di un’esistenza completamente differente da quella oggettiva. Pur essendo prossimo ad un concetto unicamente metafisico, la lotta contro il tragico senso di fallimento è quanto di più umano si nasconda nella complessità delle sensazioni (già di per sé) puramente umane.
Obiettivo: riportare la musica (qualsiasi tipo di musica) al suo scopo principale (troppo spesso dimenticato), ovvero quello di essere la voce dell’anima di chi la crea, la colonna sonora dell’esistenza terrena.

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